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Postato in: it.arti.musica.strumenti.basso,
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Data: 15/05/02
Autore: Puk

Il tredici Aprile 2002 si è tenuto al Banale di Padova il mitico WowWhyWow Musical Circus 2002.
Ecco com'è andata secondo Puk
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Quando arrivo c'e' gia' gente al Banale : musicisti, musicisti, ed anche qualche musicista
Non avevo ancora pagato, mea culpa, una visita al nuovo Banale: e' vero, l' atmosfera sembra mantenuta anche se e' un po' penalizzata dal soffitto notevolmente piu' alto della versione 1.0. Ottima acustica pero', mi dice Max: questa sera grandi cose.

Il palco sembra una cosa organica, una bestia con cavi al posto delle vene e organi disposti in maniera apparentemente casuale ma in cui intuisci un disegno superiore, funzionale. Alle spalle un grosso schermo mostra un film thrash con i Muppets (memorabile la scena della mosca-Muppet che si mangia la merda a cucchiaiate sullo sfondo, mentre Chris Boulet da le ultime indicazioni ai performers: mai a portata di mano la macchina fotografica, quando serve).

L' aria, resa elettrica dal ronzio di mille nervi di suonatori che non sanno bene cosa dovranno fare, si avverte diversa esattamente dall' entrata del locale: di solito, prima di un concerto, si inizia a sentire gia' nei gruppetti che stazionano fuori il senso di qualcosa che va avvicinandosi, ma stavolta non e' cosi. Non so perche' ma c'e' proprio una barriera percettibile di diverse densita' che bisogna lacerare, ma che da un senso di ''comunanza'' una volta fatto il passo.

Avete presente come sono i musicisti prima di un concerto?
Qualcuno si aggira in preda ad un apparente panico solo a stento sotto controllo. Altri ostentano il piu' completo relax di fronte ad un boccale di birra chiara, circondati dal chiacchiericcio delle groupies. I piu' non trovano un posto di loro gusto dove piazzare la cazzo di custodia rigida.

L' anima, il Piccolo Padre Chris Boulet, pare essere ubiquitario e si divide tra saluti, disposizioni, domande dei convenuti (ingenui!) e tara le risorse sulle emanazioni del pubblico e della will-be-for-one-night-band con occhi semi-attoniti che sembrano dire ''non so perche' mi trovo qui... ma mi piace!''.

Finalmente mi guardo attorno, ponato come ho il culo su uno sgabello tigrato al banco, ed ottenuta dopo la terza richiesta la mia birra media dalla Sfinge (quella mi odia!), perdipiu' con l' archetipo del chitarrista al mio fianco (Urpilo): ma da dove e' arrivata tutta questa gente?
In un istante (per me) la gente dentro al locale si e' trasformata da gruppetti separati ma interscambianti di musicisti affamati in un vero e proprio pubblico da grande occasione.

Dopo una breve introduzione di Chris (mi pare iniziasse con ''Oki, i miusicisti sul palco, pe' favore'', bisognerebbe averla integrale e con i sottotitoli tipo Gialappas sulle interviste di Trapattoni per godersela al meglio) iniziano questi suoni indiani molto rilassanti di un piccolo gruppo, defilato rispetto al centro del palco.
Le vibrazioni che emette il sitar devono essere un messaggio in codice di Dio per farci capire che staccare la mente dal corpo e' una necessita', la Tam*cough cough* ha un suono liquido, ora come vino bianco fresco d' estate, ora come punch bollente e denso d' inverno.
La chitarra acustica, in questo contesto, pare una di quelle associazioni di gusti a cui non penseresti e che ti stupiscono in positivo quando le provi. La Zen*cough cough* colpisce ed amalgama anche quando non si sente (fonicoo !).
Io, che sto' gia' facendo dei discreti sforzi per mantenere il baricentro basso e non staccarmi da terra, cerco quantomeno di non respirare troppo incenso, che' gia' i polmoni sono provati.

Max ostenta il piu' completo relax di fronte ad un boccale ecc., pero' quando sta' seduto ha la posizione inclinata in avanti tipica di quando si sta' ad ascoltare una fanciulla che ci ha colpito, ma e' rivolto verso il palco e la sua, nell' imminente futuro, postazione.
Infine gli applausi. Un appetizer invero ghiotto ed esotico...

Chris prende possesso del palco da consumato showman (...forse l' ''Oki, i miusicisti sul palco, pe' favore'' era qui) e dal pubblico si staccano dei figuri di ogni sorta che convergono verso il fautore di tutto cio' ed i riflettori: e' come se ogni area del locale mandasse un suo agente a rappresentarla sul palco.
Ti accorgi che quello di fianco a te, con cui hai chiacchierato fino ad un momento prima, e'... ommioddio! ...un musicista!
E non gli ho neanche chiesto l' autografo!

Lo show inizia e le prime note escono dagli ampli.
Venti secondi di perplessita' tra i musicisti, tipo aria seria ma punti di domanda che galleggiano a dieci centimetri dalle loro teste, ''stiamoavvedere'' tra il pubblico, e poi inzia per davvero.
L' atmosfera si riscalda come gli elementi di una stufa ad incandescenza: parte piano piano ma accellera esponenzialmente e in un attimo e' un treno in corsa e tu hai la testa fuori dal finestrino.
La musica e' una grande onda multicolore, un muro in movimento che lascia la gente a bocca aperta come se fossero sulle montagne russe.

Il gusto che ci stanno mettendo gli sciammannati si avverte distintamente in platea, goccioline di sudore di musicmen nebulizzate nell' aria sospinte dalla pressione sonora raggiungono il pubblico.
La prima cosa che penso è ''voglio avere la registrazione!''
La seconda: ''devo fare delle foto!''
La terza: ''chissenefrega, mi godo lo show''.
Sono sempre stato uno lento di comprendonio.

Musicisti si avvicendano sul palco, nella penombra e tra le nuvole di fumo Chris mi sembra un Riccardo Muti bombato, Max D.G. il tipico cowboy cattivo, il black hat, lo stick per Winchester.
Nel pubblico la tensione e' palpabile ed io ne approfitto per fregare qualche bicchiere di birra semipieno.
Il palco da una cosa organica si e' trasformato in una cosa orgiastica.

 

 

I paias che ad un certo punto salgono sul palco (dopo ore? minuti? secondi?) spezzano la tensione emotiva e calmano i battiti cardiaci, chi deve va al cesso e poi si ricomincia.
Questa volta si parte piu' soffici, con un Chris piu' intimista ed in prima persona come musicista: ben presto il ritmo si alza nuovamente.

Andrea, da dietro l' arnese che percuote ritmicamente e che si vanta di saper suonare (a ragione!) mi guarda e mi fa il dito all' inglese, tipo il segno della vittoria a rovescio
...
Gli ho forse fatto poche foto e si sente trascurato?
Me lo rifa'.
...
...
La mia approfondita conoscenza della psiche del musicista, animale che mi affascina e su cui ho condotto estesi ed eruditi studi sin dalla tenera eta', mi suggerisce un' ipotesi, poi rivelatasi esatta, sul significato del motto segreto: due birre!

Contento di dare il mio piccolo contributo ad un grande show (in fondo il portabirre e' un mio ruolo classico, direi quasi tradizionale) gli faccio un cenno d' intesa, ma ho fatto i conti senza l' oste, anzi, l' ostessa: devo ancora affrontare la Sfinge!
Mi faccio largo tra la folla con l' aria di uno professionale che sembra dire ''Largo! Largo! Io sto' qui a lavorare, mica come voi che vi divertite'': purtroppo la Sfinge notoriamente non respira e l' aria di uno ecc. le rimbalza.
Sono confuso tra la ressa al bar come una lacrima nella pioggia.
Aspetto due minuti, tre, cinque, poi mi piazzo vicino alla spina. Appena si avvicina, le dico ''Scusa sai, quando hai un attimo, due birre per i tipi sul palco'', con la faccia da ''Eh, beh... se non si danno le birre ai musicisti dove andremo a finire?'' .
La Sfinge mi incenerisce con il suo tipico sguardo da sfinge: ''Ho solo due mani, sa'!''.
Mi trattengo dal replicarle che potrebbe anche uscire con me visto che abbiamo cosi' tanto in comune, e la pazienza e' premiata.

Torno al palco con una birra e mezza (dogana) da cui i boys sembrano trarre nuova linfa vitale, e probabilmente e' proprio cosi' (so cosa vuol dire avere la gola sempre riarsa...).

L' avvicendamento sul palco fa uscire Max e mi ritrovo con lui, Andrea ed il maestro a fumarci una Sigaretta e a bere birra rossa in una piccola depandance buia del locale (tipo valvola di sfogo pressione), interrotti solo momentaneamente da uno squarcio di figa che si intravede dall' affollata apertura dell' ingresso.
Ogni volta che mi accompagno ai musicisti mi accorgo di quanto siano incredibili. Sei li che discuti, condividi una Sigaretta e i tipi sembrano rilassati, immobili, tranquilli, *presenti*: in realta' se avessero la coda quest' ultima si muoverebbe come quella di un gatto pronto all' attacco.
Chris: ''Ora volio su palco Mex DeiGei''
Max : ''Eccalla'!''
E Andrea che fa, non lo chiama ?
Rimango con tre quarti di Sigaretta e il maestro, il quale, sia detto con rispetto parlando, ha i polmoni come due mantici!

Verso l' ingresso del locale trovo un Urpilo in vena di marketing (grazie Urp! Me lo ascolto questo weekend che in ufficio non mi pare il caso...).
Signori, cavatevi tanto di cappello, signore, fate tintinnare i gioielli: non vuole dirlo perche' e' timido ma e' lui l' uomo che ha vinto il terzo posto nel Concorso per le Migliori Nuove Proposte Celibi e con Scarse Probabilita' di Accoppiarsi nell' Immediato Futuro Italiane!
La stessa area vede presentarsi agli occhi dei ritardatari e degli occasionali cannellari che rientrano stonati una sinergia tra il Biomar, rubizzo e rilassato, ed un polemicissimo Dave Galera, incazzato perche' non lo hanno ancora chiamato sul palco a suonare.
Quest' ultimo controlla le tessere degli avventori con piglio da Gestapo e, dopo aver mantecato le orecchie di chiunque gli presti ascolto sul fatto che c'e' un sacco di gente nuova che ha fatto miglia e miglia sotto il vento e la pioggia per venire qui e che ora vorrebbe suonare ma dal palco non li chiamano, finalmente si rende conto che Chris e' completamente sordo ad ogni sorta di appello telepatico, anche a quelli che contengono sottintesi.

Si rompe le palle (nessuno gli dava piu' retta), mette il serafico Bio al controllo tessere (confermo che non ha fatto assolutamente un cazzo, ma neanche per finta !) e parte chitarra al seguito verso il centro del palco anche lui (per la storia: non ho memoria di aver sentito Chris chiamarlo...).

Tra i fumi dell' alcool e le nebbie di una lucidita' che va svanendo ho anche occasione di ascoltare una ''Epic'' veramente epica, con un Chris Boulet alla voce che non sfigurerebbe nel gruppo che ha fatto da spalla ai Guns'n Roses (I Faith No More, gnurantes!), e successivamente (o prima? Maledetta relativita') un tipo tutto incazzoso con i capelli corti e pantaloni mimetici che e' andato veramente, IMHO, alla grande! (Max, conosci?)

In definitiva un grande concerto, molto variegato, e grande anche l' atmosfera, cosi' difficile da creare in un locale spudoratamente padovano come il Banale: ho tastato un affiatamento dato dall' entusiasmo invece che dal numero di prove fatte assieme come raramente mi era capitato.
Il mio rispetto a Chris e ai tanti artisti che l' hanno reso possibile, dire di piu' sarebbe di troppo.

Pero', visto che sono un rompicoglioni...
Gli unici appunti che eventualmente si possono muovere IMO:

  • la scarsa presenza femminile sul palco
  • il fatto che un pischello strumentomunito che avesse voluto salire sul palco e improvvisare senza conoscere la ghenga dei soliti noti si sarebbe probabilmente sentito intimorito dall' ''organizzazione'' e dalle ''chiamate'' di Chris, il quale ha evidentemente un tipo suo di improvvisazione/palco aperto in mente e spingeva in questa direzione

Ma, visti i risultati, ha ragione, e i fatti lo cosano.

(Se vuoi vedere una foto scattata quella sera, clicca qui)