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Postato in: italia.padova.discussioni
Data: Sconosciuta
Autore: Puk

La fedele cronaca di un radunino di italia.padova.discussioni .
Hanno partecipato Puk, Urpilo, Max D.G., Emilio, il risolutore e Chris Boulet
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Lo sguardo del padrone del bar si fa rassegnato quando entro nel suo locale per l' ennesimo radunin: questa sera, mi confessa con tono quasi supplichevole, aveva intenzione di chiudere presto.
Rassicurato il commerciante sul fatto che passavo di li giusto per prendere uno sprizzetto con un paio di amici (che sarebbero giunti a minuti, che dico, a secondi !), inganno l' attesa, oltre al barista, sfogliando Il Mattino, fedele cronista degli usi e costumi patavini, da sempre spunto di riflessioni agrodolci sul futuro prossimo della cittą in cui vivo e lavoro.
Non sono arrivato neanche alla terza cacchiata odierna del consiglio comunale che, complice forse anche il divieto di fumo vigente nel locale, ho un' allucinazione: Lucio Battisti entra dalla porta e mi sorride! Si, proprio a me!
Trattengo il primo impulso di chiedergli un autografo e di chiedergli di rispondere all' annosa questione su che fine abbia fatto quel gran Del Genio del suo amico (che non si vede da nessuna parte): sarebbe un atteggiamento troppo banale, ho paura che un personaggio del suo calibro mi giudicherebbe male, un qualunquista, un quaqquaraqqua'...
Chiamo due spritz.
Mentre siamo fuori, gotto alla mano (neanche lui ha resistito al becero antitabagismo del padrone del bar, che evidentemente vuole farci capire che ci odia ignaro del fatto che la storia si stą compiendo proprio li, nella sua misera stamberga, dinnanzi ai suoi peraltro eccellenti sprizzi), il venerabile mi racconta che ora gira in motorino perche' ha scelto di rinunciare alla macchina, e mi prega di non considerare il suo un atteggiamento snobistico quanto piuttosto la decisione di un individuo consapevole che ha liberamente e senza alcuna costrizione fatto la sua scelta.
Discorsi da spritz, comunque, destinati a durare poco: se non mi fosse bastata l' apparizione di questo mito dell' eta' verde della mia generazione a farmi capire qual'e' argomento principe della serata, l' arrivo di un tipo losco, evidentemente un chitarrista come si evince dalla classica testa a forma a mandolino, sarebbe stato piu' che sufficiente al postatore accorto (quale io non sono) a trarre le sue debite, porche conclusioni a riguardo: la musica!
I due rompono il ghiaccio e, ben lungi dal metterlo nel nuovo spritz che arriva a riempire i bicchieri assetati, dissertano sui motivi che stanno facendo volare cosi' in alto l' album ''Merdavigliosamente Urp''.
Solo ora i miei neuroni hanno un colpo di reni dettato da un improbabile volonta' di riscatto e lo riconosco: e' Urpilo!
Il vincitore del Festival di San Remo - sezione Molte Proposte (E Pochi Fatti)!!!
Mi crogiolo nella sensazione di essere attorniato da popolari rockstar, grato di essere ammesso a condividere quel feeling un po' birbante che nasce dall' essere riusciti a farla in barba alle fans per ritrovarsi cinque minuti a bere uno spritz come dei comuni frequentatori di newsgroup.
Ma sono preoccupato per Max: e' in clamoroso ritardo e non e' da lui se non per questioni di severa gravita' (il CdA, le mutande introvabili, della grafica in arretrato da finire, un dolore alla rotula del Papa, ...).
Mi arriva un messaggillo sul cellulare che mi affretto a leggere, ma purtroppo si tratta solo di un messaggio pubblicitario porno: che fine avra' fatto?
Mentre mi arrovello, nonostante tutta la nostra buona volonta', la fermezza incrollabile e l' ardimento che palpita nei nostri giovani cuori, mi rendo conto che dobbiamo darci per vinti: Max non arrivera' prima che ci beviamo un altro spritz. Ma mentre le nostre labbra gia' si schiudono ad accogliere il liquido vermiglio, ecco che entra in scena un clochard o, come diciamo noi giovani, un barbun, con il tradizionale cappello fatto di stracci: e' lui! In uno dei suoi diabolici travestimenti!
Festeggiamo con uno spritz, sotto il fuoco di fila dello sguardo ormai esasperato del barista che a questo punto, di fronte alle nostre veementi promesse che e' *veramente* l' ultimo, prende su la bicicletta e se ne va, lasciando vigliaccamente la moglie a decidere se e' meglio chiuderci direttamente dentro o interpellare il 113, quantomeno per un consiglio sul da farsi, ma non prima di aver inculato clamorosamente Max sul prezzo delle birre da portar via: quest' ultimo sara' costretto, malgrado avesse promesso alla mamma che non l' avrebbe fatto mai piu', a vendere il dedre' dietro la stazione Centrale di Milano anche questo mese, per rifarsi della perdita.
Ci sembra un insulto tracannare lo spritz, che va invece come noto degustato, e decidiamo quindi coralmente di tornare fuori dal bar, la dove regna la liberta' di espressione e di fumo, con i nostri fidi bicchieri che oramai ci si sono un po' affezionati.

 

Mentre sto' gia' pensando di farmi manager e di proporre ai tre illustri personaggi di organizzare un concerto di beneficienza a favore degli ambulanti sfrattati da Piazza dei Signori, mi accorgo che le sorprese della serata non sono ancora finite: dietro la cerchia delle tre teste parlanti vedo comparire... un cerino senza la capocchia! Come dire... un cerino scappellato!
E' lui : il risolutore! L' Alessandro Cocco (il tipo con i capelli lunghi e gli occhiali che fa incazzare Emilio Fede perche' gli compare in tutti i servizi) dei raduni e dei radunini! Il Johnny Storm, la torcia umana, di i.p.d.! Quello che non si capisce cosa scrive! L' Aucat!
L' unico uomo che di musica ne sa forse meno di me!!!
Uno sguardo e il rsl capisce immediatamente da che parte tira il vento: si prende uno spritz e telepaticamente realizziamo che non possiamo passare per quegli ignorantoni che siamo, iniziamo quindi a disquisire dottamente sui pregi e i difetti dell' unico strumento con il quale possiamo vantare qualche trascorso, il flauto dolce, per non essere da meno degli altri personaggi.
Alla fine, valutati i pro e i contro, soppesata la valenza della linea melodica su quella ritmica, constatando che e' meglio una semicroma oggi che una biscroma domani, concordiamo sul fatto che ha a che fare con il tappare dei buchi e prendere in bocca un oggetto fallomorfo, e tutto cio' ci sembra un po' losco.
''Musicisti!'', esclamiamo all' unisono scuotendo la testa.
In quel mentre veniamo raggiunti dal Mostro di Milwakee : un uomo che dietro una attivita' apparentemente rispettabile quale e' quella di pizzaiolo, nasconde delle turpi passioni e degli inconfessabili moventi. Musicalmente parlando, si intende...
L' Urpilo, che non pare ma e' tipo saggio, decide di prender su e andare a dedicarsi ad attivita' piu' proficue, soprattutto nella speranza di incontrare qualche bella figa sulla strada del ritorno a casa che voglia suonare la sua chitarra al posto suo.
Speranza che, contro ogni ragione, egli si ostina a serbare nel cuore sin dall' eta' dei primi turbamenti.
I rimanenti, dopo una pizza alla messicana(!), di cui godono in egual misura i palati e gli stomaci, vengono invitati nella tana del Mostro stesso per quella che si prospetta come una lunga serata all' insegna del bere, dell' amicizia, del tabacco e, si, della musica: un' offerta impossibile da rifiutare come fu impossibile per gli ignari Hansel e Gretel rifiutare l' invito della vecchina ad entrare nella casa di zucchero.
Le MaxBirre si rivelano presto in tutta la loro inadeguatezza e, tra una cattiveria sulla giunta ed una dotta disquisizione musicale (tra Max e il Mostro, tra il Mostro e Battisti, tra Battisti e Max) sento una frase uscire dalla bocca di Max che, se non lo conoscessi ormai bene, mi avrebbe messo in allarme e fatto sentire puzza di sfruttamento delle energie fisiche altrui: ''Ora mandiamo qualcuno di loro''.
Certo, carpita cosi', decontestualizzata, uno scampolo di conversazione, mi dico, puo' voler dire tutto e niente: di certo si tratta di qualche astrusa metafora musicale...
Non era una astrusa metafora musicale.
I vicini del Mostro, che pure di cose strane nella vita ne hanno viste, assistono dopo una mezz' oretta al passaggio sulle scale, la dove poc'anzi erano transitati un tipo piccolo e viola ed un cerino senza cappuccio, due boccali di birra, uno con due piedini sotto di cui uno paperato, ed uno sopra un paio di gambe magre ed un po' storte.
Finalmente raggiungiamo il momento clou della serata, quando il Mostro si appropinqua al videoregistratore (e quando il Mostro si appropinqua al videoregistratore non c'e' trippa per gatti...): come un giaguaro egli e' cauto ma sa dove vuole arrivare.
Ed ecco, ma si, quel tipo sul palco che compare nel teleschermo mi pare di riconoscerlo...
Si tratta del temibile concerto di Frank Zappa!!!
Con nonchalance il ciccione fa partire la cassetta accompagnando le canzoni con sapidi commenti, ma presto appare chiaro ai piu' cos'e' quella sensazione di deja vu che avvertiamo, da dove arriva: la Corazzata Potemkin!
Il religioso silenzio che si vorrebbe accompagnasse la performance, la passione dell' organizzatore dell' iniziativa, l' aria rassegnata ed un po' attonita degli spettatori, i commenti finto-acculturati che ogni tanto i postatori azzardano per far vedere che non stanno dormendo, tutto ricorda la situazione di fantozziana memoria se andiamo a sostituire alle radioline pirata che trasmettono la partita un' altra fondamentale passione maschile: la birra.
La band si concede al calore della serata ed esegue per noi nell' ordine:


  • Canto di una balena innamorata di un delfino e pertanto frustrata in quanto i delfini notoriamente se la tirano
  • Ode all' alba di Vulcano II (una chanson popolare)
  • Suoni della fabbrica che si sveglia e torna gioiosamente a produrre
  • Nascita e morte di una molecola di Potassio
  • Amo un ukulele ma posseggo solo una balalaika (struggente ballata dalle marcate influenze blues)
  • Polvere eri e polvere tornerai
  • Sinfonia del Bronzo e dell' Acciaio
  • Launch me softly


La performance si conclude con una scurreggetta in Mi bemolle del maestro.
In sala non si trattengono gli "Aaah !" di meraviglia, un attimo di silenzio e scoppia, incontenibile, l' applauso.